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Il sistema di controllo di INEQ e di IPQ
Il sistema di controllo praticato da INEQ e da IPQ, per la formazione
dei piani di controllo e di certificazione dei prodotti per i quali
gli Istituti sono stati incaricati ai sensi dell'articolo 10 del
Regolamento (CEE) n. 2081/92, è costruito in genere su presupposti
comuni che, pur con le specifiche caratteristiche che tengono conto
della "storia" dei rispettivi distretti di origine, sono
sempre uniformati dal principio per il quale la ragionevole certezza
della conformità dei prodotti e dei processi produttivi abbisogna
di meccanismi di verifica rigorosi e sistematici.
Tali meccanismi sono, in realtà, equivalenti ai presupposti
operativi del "collaudo" del prodotto, per il quale non
basta che l'organo di controllo si limiti a verificare i livelli
di "certezza" acquisiti dal produttore (collaudo confermativo),
ma si prefigura, viceversa, che sia autonomamente l'organo di controllo
ad acquisirli e a costruirli in proprio (collaudo diretto della
parte terza).
Questa la filosofia su cui si fonda l'operato degli Istituti che,
nella filiera delle carni suine, vede due grandi momenti di sviluppo
operativo, perseguiti con eguale rigore e determinazione:
a) il controllo dei requisiti di origine e di conformità
della materia prima e del processo produttivo "a monte della
filiera";
b) il controllo dei requisiti di conformità e di qualità
del prodotto "a valle della filiera".
Ne consegue la suddivisione in due branche dell'attività
degli Istituti:
a) l'attività di organizzazione dei sistemi di autocertificazione
e di controllo lungo la filiera, fino alla macellazione;
b) l'attività di controllo, collaudo e certificazione nei
distretti dei diversi prodotti.
Il sistema di controllo attuato da IPQ ed INEQ si sviluppa, oggi,
in undici regioni dell'Italia del Centro-Nord, con principi organizzativi
omogenei e con effetti, contemporaneamente ed uniformemente, estesi
o estensibili a tutte le DOP del settore. A decorrere dall'anno
2000, gli Istituti hanno, infatti, esteso la propria attività
di controllo di filiera, anche in favore di altre DOP diverse da
quelle per le quali sono stati incaricati direttamente, tramite
accordi con gli organismi di controllo specifici, assunti sotto
la sorveglianza del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
Il sistema di controllo degli allevamenti
Tutti i soggetti operanti nel sistema delle DOP, allevamenti di
suini, stabilimenti di macellazione e laboratori di sezionamento,
sono preventivamente riconosciuti dal sistema di controllo. Il senso
di questo riconoscimento si condensa su due specifici obiettivi:
a) avere una precisa conoscenza dei soggetti fornitori di materia
prima per cui il requisito di origine e le caratteristiche qualitative
costituiscono un presupposto sancito dal disciplinare;
b) ottenere la preliminare rassicurazione che gli stessi conoscano
la disciplina da osservare e s'impegnino a farlo senza alcuna eccezione.
Gli allevatori che producono suini devono fornire
garanzie "certe e trasferibili" in relazione all'origine (territorio),
alla nascita (data), al tipo genetico, alle metodiche di alimentazione
e di allevamento.
Entro trenta giorni dalla nascita, su entrambe le cosce dei suinetti,
deve essere apposto un tatuaggio recante sia il codice dell'allevamento
d'origine (identificato su base provinciale), sia quello del mese
di nascita (codice alfabetico d'ogni singolo mese dell'anno). L'apposizione
del tatuaggio assolve due importanti funzioni: assicura la macellazione
di capi maturi (che abbiano compiuto, almeno, nove mesi di vita)
ed esclude la possibilità di "infiltrazioni" di animali nati altrove.
L'originalità del tatuaggio è garantita dall'utilizzo di appositi
punzoni non reperibili sul libero mercato.
L'attività di controllo consente di intervenire ad enucleare anomalie
e non conformità. Sono stati migliaia, ogni anno, i suini esclusi
del circuito delle DOP per questioni di non conformità relative
al codice di origine, mentre per un numero anche superiore di capi
(più di 26.000 unità nel biennio 2000/2001) sono state
disposte misure di "prolungamento della stabulazione", per "pareggiare"
anomalie e non conformità relative all'indicazione dell'effettivo
mese di nascita dei singoli animali rispetto alle esigenze di conformità
dell'età al momento della macellazione.
Il rischio della poca leggibilità del tatuaggio è stato ufficialmente
considerato: non è facile tatuare i suinetti e gli inconvenienti
tecnici sono all'ordine del giorno; per questa ragione sono, ogni
anno, decine di migliaia i suini adulti che, identificati in autocontrollo
dall'allevatore come a rischio di poca leggibilità del tatuaggio
di origine, sono stati "regolarizzati" al momento della macellazione,
con l'intervento diretto dell'organo di controllo che, dopo avere
controllato l'effettiva origine e conformità di ogni singola partita,
ha ripristinato le condizioni di piena tracciabilità dell'origine.
Gli allevamenti italiani si dividono in settori specializzati nel
cui ambito:
a) gli allevamenti riproduttori trasferiscono i
suini pochi mesi dopo la nascita;
b) i suini sono trasferiti o presso allevamenti di fase intermedia
e/o presso allevamenti d'ingrasso, che curano l'accrescimento degli
animali fino agli obiettivi stabiliti dal programma di allevamento;
c) gli allevamenti a ciclo chiuso, in genere, accrescono fino alla
fine i suini che loro stessi hanno fatto nascere.
Avendo presente questa grande articolazione di filiera e dovendo,
in ogni caso, assicurare che i suini "si muovano" solo ed esclusivamente
all'interno delle undici regioni delimitate, il sistema di controllo
ha imposto a tutti gli allevamenti di documentare ogni spostamento,
a qualsiasi titolo, nel corso del ciclo produttivo.
Ogni allevamento
che trasferisce suini ad altro allevamento riconosciuto, anche se
trattasi di un diverso insediamento della stessa impresa agricola
(ad esempio, nel corso del 2001 sono state trasferite circa 21.000
partite di suini, oltre 7.136.000 animalii) deve documentare la
movimentazione e trasferire le garanzie d'origine, nascita e tipo
genetico. Ogni partita di suini trasferita è scortata da un documento
emesso in autocontrollo che riporta l'allevamento d'origine, quello
di destinazione, il numero dei suini trasferiti (ed il relativo
codice d'origine) ed il tipo genetico utilizzato.
Tutti questi documenti, che sono depositati presso l'allevamento
di destinazione, sono acquisiti anche dagli Istituti INEQ ed IPQ
che li controllano e li informatizzano. L'intero procedimento avviene
in modo tale che tutte le informazioni siano note prima che i suini
siano pronti per la macellazione e, quindi, consente di controllare
che chi invia suini adulti al macello lo faccia nei limiti di una
disponibilità nota e di una origine certa.
Per ogni trimestre, sono circa 1.500 gli allevamenti che trasferiscono
suini e, sono più di 2.000 quelli che li ricevono: alcune migliaia
di suini, nel corso di ogni trimestre, finiscono fuori dalla zona
delimitata e non potranno più rientrare nel circuito (vedremo poi
perché questa affermazione equivale ad una certezza). Questa circolazione
apparentemente enorme di suini risponde in realtà ad un'altra caratteristica
della filiera italiana, nel cui ambito determinati territori hanno
una maggiore vocazione di altri, anche in funzione di scelte storiche
delle imprese agricole, alla produzione di suinetti, mentre altre
zone hanno tradizionalmente una maggiore propensione all'ingrasso.
Gli allevamenti che curano l'accrescimento dei suini, siano essi
a ciclo chiuso o d'ingrasso, hanno a loro volta specifici doveri,
soprattutto di carattere alimentare, e devono, ancora una volta,
documentare integralmente la propria attività che, a questo punto
della filiera, si conclude normalmente con l'invio dei suini adulti
alla macellazione.
Ogni singola partita di suini inviata alla macellazione è accompagnata,
a sua volta, da apposito documento che la descrive (codice dell'allevamento
d'origine e di quello di provenienza) con l'indicazione del numero
dei suini e del loro tipo genetico.
A fronte del grande flusso di partite di suini inviate alla macellazione
(che negli ultimi anni oscillano tra le 67.000 e le 69.000) con
la prescritta autocertificazione, l'accertamento della correttezza
dell'attività di autocontrollo e dei requisiti dei suini in allevamento
è affidato ad un piano di controllo per il quale sono sempre non
meno di 2.000 le aziende agricole verificate ogni anno (2.595 nel
2001), nell'ambito di procedure "ordinarie" che tengono conto delle
diverse vocazioni produttive, implementate con visite mirate (originate
da anomalie e/o da non conformità accertate dal controllo dei documenti
variamente emessi nel corso dell'anno) e con attività rinforzata
nei casi in cui le non conformità sono ricorrenti.
Nel caso dei documenti che accompagnano i suini al macello, infatti,
una copia raggiunge INEQ-IPQ, che la controllano e la informatizzano.
Vengono così incrociati i dati "a monte" (movimenti dall'allevamento
di origine) ed "a valle" (disponibilità adeguata) e vengono verificate
tutte le informazioni quali-quantitative che vi sono contenute.
In molti casi, i riscontri impongono di visitare direttamente l'allevamento
per inquadrare l'esistenza di requisiti di conformità (o meno) e
di affidabilità del processo autocertificativo.
Ma l'attività di controllo non si limita alle verifiche fin qui
illustrate, finalizzate ad inquadrare requisiti di certezza circa
origine e tracciabilità dei suini. Infatti, oltre ai riscontri di
conformità del tipo genetico impiegato (l'attuale struttura dei
disciplinari delle DOP regolamenta il tipo genetico con riferimento
al verro e con l'esclusione di determinate razze) e della sua rispondenza
di fatto rispetto a quanto dichiarato, un settore specifico dell'attività
riguarda anche l'alimentazione dei suini che, costituendo un ganglio
qualitativo intuibilmente importante, inquadra una disciplina particolarmente
rigorosa, in quanto espressa sotto forma di "lis ta positiva con
limiti quantitativi" nella definizione degli apporti ammessi per
la formazione della razione alimentare dei suini.
I controlli dell'alimentazione riguardano, ogni anno, centinaia
di impieghi e somministrazioni, verificati con riferimento alle
diverse fasi di allevamento ed alle corrispondenti prescrizioni
relative alla composizione della razione. Le verifiche, che, in
taluni casi, si estendono fino all'analisi di laboratorio, impongono
che le anomalie e le non conformità siano immediatamente rimosse
mediante modifiche compositive, per assicurare la piena rispondenza
alle esigenze qualitative che supportano l'ottimizzazione dei requisiti
della materia prima destinata alla trasformazione.
Tra i diversi requisiti qualitativi verificati, infine, vi è quello
della conformità del grasso, la cui rilevanza è fondamentale per
carni destinate a produzioni con lunga stagionatura.
Anche in questo settore viene applicato un piano di controllo che
prevede il campionamento delle cosce fresche rifilate presso il
macello, per determinare il numero di jodio e verificare la composizione
in acido linoleico; al riscontro di esiti non conformi, si apre
una procedura di controllo mirato dell'allevamento di ingrasso,
per la verifica delle modalità di alimentazione e che si affianca
alle procedure rinforzate di ripetizione dei controlli analitici
fino al riscontro di esiti di conformità.
Il sistema di controllo dei macelli
I suini arrivano dunque al macello con l'indelebile traccia della
loro origine (tatuaggio sulle cosce) e con la documentazione necessaria
a garantire la conservazione di una completa "tracciabilità
di filiera".
Al macello competono funzioni di autocontrollo d'importanza assai
rilevante, non fosse altro perché è dallo sfascio
delle carcasse che trae origine la materia prima che alimenta l'intero
circuito delle DOP.
Ed è per questa ragione che, in virtù della "filosofia
del controllo", cui è improntata la scelta operativa
di INEQ ed IPQ, il macello è una sorta di "sorvegliato
speciale".
Il macello deve documentare la propria attività ai fini delle
DOP ed assicurare la conservazione ulteriore della "tracciabilità
di filiera".
Più esattamente, deve redigere un documento per ogni singola
giornata di macellazione, con l'elencazione di tutte le partite,
del numero dei suini ricevuti e macellati, dei relativi codici di
provenienza e d'origine. Questo documento accompagna ogni singola
consegna dei tagli (in questo caso delle cosce) ottenuti dalla macellazione;
il suo originale (assieme a copia dei documenti inviati dall'allevamento
e richiamati per l'identificazione delle partite di suini macellati)
viene raccolto da IPQ-INEQ, controllato ed informatizzato.
Questa operazione consente:
- di controllare l'attività degli allevamenti che consegnano
suini adulti al macello;
- di controllare l'attività di macellazione;
- di incrociare i dati, per verificare l'eventuale diversa origine
dei suini rispetto all'allevamento di provenienza;
- di verificare la disponibilità di materia prima del macello
rispetto alle consegne effettuate.
Anche il macello s'identifica nel sistema di controllo e sulla
materia prima ottenuta in modo conforme ai disciplinari. Sulle cosce,
infatti, il macello appone un timbro che riproduce il proprio codice
di riconoscimento e che ne attesta la conformità globale (di origine,
di provenienza e qualitativa). Le cosce timbrate, accompagnate dal
documento che "traccia" gli elementi di provenienza dei suini che
integrano il tatuaggio di origine, sono quindi raggruppate per raggiungere
i prosciuttifici ed iniziare il percorso di trasformazione finale
per una delle DOP.
I macelli ed i laboratori di sezionamento operativi sono circa 150
ogni anno; tutti i macelli sono controllati almeno una volta all'anno
con un sopralluogo specifico, inteso a verificare i percorsi autocertificativi
pregressi e la regolarità dei comportamenti attuati. In particolare,
è stata controllata la congruità e la veridicità
delle informazioni fornite con il citato documento giornaliero e
sono stati accertati, a campione, i flussi di in-put di suini vivi
e di out-put di materia prima.
In questo modo, è possibile
dare riscontro degli esiti della macellazione di centinaia di migliaia
di suini (più spesso milioni) tenuto conto che le giornate
di macellazione dedicate alla DOP, nell'insieme, sono ormai stabilmente
superiori alle 10.000 all'anno. A seguito di questi controlli si
produce sia l'esclusione da circuito di migliaia di cosce suine
fresche, sia la raccolta degli elementi per verificare comportamenti
non conformi degli allevamenti. Tutto il sistema di controllo, infatti,
è caratterizzato da effetti "a cascata" che impongono
di risalire lungo i percorsi dell'autocontrollo delle stazioni precedenti.
E' per sua natura, quindi, che il macello, piastra di smistamento
e di prima trasformazione, enfatizza le esigenze di controllo.
Essendo materialmente impossibile "presidiare" continuamente
gli stabilimenti di macellazione, così come l'attività
degli allevamenti si controlla anche in macello, l'attività
dei macelli si controlla anche in prosciuttificio.
INEQ ed IPQ controllano materialmente, una ad una, aliquote rilevanti
delle cosce fresche proposte dai macelli ai prosciuttifici e munite
del contrassegno che ne consente la rintracciabilità nel
circuito. Nel 2001, ad esempio, è stato verificato, in questo
modo, l'11,4% delle oltre 13.231.000 cosche suine fornite ai diversi
distretti. La pressione di questa attività è elevata
in tutti i distretti delle quattro DOP del settore dei prosciutti
per le quali INEQ ed IPQ sono stati autorizzati direttamente.
A seguito delle verifiche degli istituti, tutte le cosce che non
presentano i requisiti di conformità tecnico-qualitativa
o di altra natura (ad esempio: suini macellati prima del nono mese
di vita, constatato dal controllo dei tatuaggi).
Questa procedura di controllo, associata all'attività di
selezione assicurata dagli stagionatori, consente di tenere ragionevolmente
basso l'indice di non conformità finale dei prodotti finiti,
nell'interesse del sistema, dei produttori e dei consumatori.
Il sistema di controllo dei prosciutti
Concluso il percorso che inquadra le modalità con cui sono
organizzati ed applicati i piani di verifica e di controllo della
filiera "a monte" della trasformazione finale, diviene
necessario descrivere le modalità con le quali IPQ ed INEQ
giungono all'emissione della certificazione di conformità
dei prodotti.
Tutta la trafila dei controlli "di filiera",
infatti, ha lo scopo di acquisire ragionevole certezza in ordine
ai requisiti d'origine, provenienza, standard e qualità della
materia prima utilizzata: da qui procede l'attività di "collaudo"
vera e propria esercitata sull'utilizzatore di DOP, giuridicamente
costituito dal soggetto d'impresa che pone in vendita il prodotto
finito con l'uso della denominazione registrata e protetta.
E' in capo a tale soggetto che si configura la "responsabilità
globale" della conformità dei processi e dei requisiti
prescritti dal disciplinare. Tant'è che, nel sistema dei
prosciutti DOP, è il trasformatore finale il destinatario
terminale di tutte quelle "autocertificazioni intermedie ad
implementazione progressiva" che abbiamo fin qui visto essere
disseminate lungo la trafila produttiva a monte.
Nell'ambito del sistema di controllo, il prosciuttificio riceve
le cosce fresche:
- contraddistinte dal timbro di identificazione e di autocertificazione
del macello;
- contraddistinte dal tatuaggio di origine;
- scortate dal documento emesso dal macello per "tracciare"
a ritroso sia la propria attività di macellazione e di
autocertificazione, sia l'allevamento di provenienza e, se diverso,
quello di origine.
L'attività di autocontrollo del prosciuttificio, che deve riscontrare
la regolarità e la conformità dei predetti requisiti, oltre che
di quelli tecnico-qualitativi delle singole cosce fresche ricevute,
sa di potersi avvalere del "controllo preventivo" esercitato da
IPQ-INEQ, ma non per questo mantiene un profilo basso.
L'attività
di verifica selettiva al momento della consegna delle cosce fresche
è uno dei punti critici, meglio seguiti e più attentamente sviluppati
dagli stagionatori, sia nel proprio interesse d'impresa, sia in
applicazione delle misure di autocontrollo prescritte dal sistema.
In questa fase viene compilato il quarto documento ufficiale del
sistema di controllo, denominato "documento di omologazione", con
il quale il prosciuttificio dà conto della propria attività di ricevimento,
selezione ed inizio della lavorazione ai fini delle DOP di tutti
i propri approvvigionamenti di materia prima.
Il suddetto documento descrive la partita di cosce fresche ricevute
dal macello, attestando il proprio riscontro di conformità
con l'enucleazione delle singole cosce non conformi (opera della
selezione aziendale e/o di quella contestuale dell'organismo di
controllo) e fissando numero e peso di quelle viceversa ritenute
conformi e, quindi, "omologate".
Dopo l'emissione del documento di omologazione, sulle cosce si aggiunge
il terzo simbolo del sistema di controllo, costituito dalla data
d'inizio della lavorazione ai fini delle DOP, apposta in modo inamovibile
su ogni singolo pezzo (con sigillo metallico o con timbro a fuoco).
Tutti i documenti vengono raccolti, riscontrati e controllati da
IPQ-INEQ e quindi informatizzati in un database che consente il
mantenimento organico degli elementi essenziali della "tracciabilità
di filiera della DOP".
Le informazioni concernenti ogni singola partita
vengono raccolte in un registro ufficiale, conservato dal produttore.
Le cosce fresche, a questo punto, sono pronte per la lavorazione.
Il sistema di controllo le "prende in carico" per assicurare
un percorso di conformità, attraverso verifiche, a campione,
dell'attività di autocerficazione di ciascuna fase di lavorazione,
a cominciare dalla salagione e proseguendo lungo tutto il processo,
dando conto, fra l'altro dell'osservanza, da parte del prosciuttificio,
di tutti i requisiti ambientali ed operativi stabiliti dal disciplinare.
All'approssimarsi del completamento della fase di stagionatura,
i piani di controllo prevedono la verifica di taluni importanti
parametri analitici che, svolti in laboratorio, hanno lo scopo di
confermare sia il successo della lavorazione, sia il riscontro di
alcuni fondamentali requisiti che attengono allo standard qualitativo
(il contenuto in umidità, il sale, l'indice di proteolisi,
ecc.).
Questi piani si sviluppano con modalità diverse nei diversi
distretti, essenzialmente in ragione della diversa consistenza del
panel di riferimento (tra il più piccolo dei distretti produttivi,
quello della DOP Veneto ed il più grande, quello della DOP
Parma, oggetto di un differenziale produttivo quasi incalcolabile,
variano solo i piani di controllo e gli indici di campionamento,
mentre, viceversa, sono sostanzialmente identiche le modalità
di riscontro della conformità parametrica).
Nei diversi distretti, questa attività di controllo è
sviluppata su alcune migliaia di campioni ogni anno e costituisce
un elemento di forte rassicurazione in ordine ai requisiti tecnologico-qualitativi
dei prosciutti a DOP, essendo verificati parametri rappresentativi
di un paradigma di requisiti ampiamente probatori dello standard
dei prodotti.
L'attività di controllo giunge al culmine al termine della
stagionatura dei prosciutti. nell'ambito di un autentico "esame
di abilitazione". In questa fase, il concetto di "collaudo"
è molto simile al sistema del "pezzo per pezzo".
Le singole partite di prosciutti stagionati, preselezionate dai
produttori, vengono proposte al controllo di INEQ-IPQ in modo organico
mese dopo mese: obiettivo iniziale è accertare il compimento
della stagionatura minima prescritta dal disciplinare e ciò
è facilmente verificabile grazie alla consultazione del database
ed al riscontro della data di inizio della lavorazione sui prosciutti.
Obiettivo associato e più complesso è quello di accertare
lo standard qualitativo, con test intesi a verificare l'assenza
di pregiudizi morfologici, tecnici ed organolettici.
Un apposito piano di controllo impone l'esecuzione di test probatori,
autenticamente rappresentativi della universalità della produzione
che, in taluni casi, possono anche configurare la verifica del 100%
dei prosciutti da esaminare. In questa fase vengono enucleati i
prosciutti che presentano difetti codificati e che, pertanto, non
diventeranno mai DOP.
L'accurata selezione operata a più livelli sulla materia
prima e l'insieme dei controlli preliminari, comprensivi dell'autocontrollo
aziendale, limita il numero dei prosciutti "bocciati"
nella fase finale.
La conformità al disciplinare è materialmente attestata
da un timbro a fuoco, che coincide con il "marchio" dei
prodotti, che viene applicato solo ed esclusivamente sui prosciutti
idonei, sotto la diretta sorveglianza, fisica e continuativa, degli
ispettori di INEQ-IPQ.
Il contrassegno delle DOP (la corona ducale per il Parma, il leone
di Venezia per il Veneto, il prosciutto stilizzato con le lettere
SD per il San Daniele e la sigla grafica PM per il Modena) è
utilizzato, infatti, dai soli organismi di controllo, che ne custodiscono
gli strumenti di applicazione e ne dispongono l'utilizzazione. Ogni
fase di controllo di INEQ-IPQ è puntualmente documentata,
ogni decisione è motivata, ogni partita di prosciutti che
beneficiano della DOP è accompagnata da un "pedigree"
di conformità e di controllo, di riscontro e di identificazione,
del quale resta una traccia permanete ed ufficiale. In definitiva,
non esistono margini di utilizzazione abusiva dell'autentico contrassegno
delle DOP.
L'emissione dell'atto certificativo finale di conformità,
rilasciato formalmente da IPQ-INEQ dopo ogni singola sessione di
controllo e di apposizione del contrassegno della DOP, chiude, unitamente
al coerente completamento del registro conservato presso ogni produttore,
sul quale sono annotate anche tutte le misure nel frattempo o contemporaneamente
assunte, la trafila principale dell'attività di controllo
nel settore dei prosciutti.
In realtà, un'appendice non certamente marginale, è
successivamente costituita dall'attività di controllo e di
certificazione che viene svolta sul prodotto affettato e confezionato.
L'uso della DOP per la preparazione e la vendita di tali confezioni
è un'acquisizione recente, normativamente consentita solo
dall'inizio degli anni '90, resa economicamente rilevante dall'evoluzione
degli stili di vita e dei consumi alimentari. Per rispondere alle
esigenze della ragionevole certezza in ordine alle garanzie spese
dai marchi-contrassegni che sono riprodotti a stampa sulle etichette,
INEQ ed IPQ hanno allestito uno specifico sistema di controllo che,
sostanzialmente, collauda e certifica una ad una le confezioni che
vengono preparate dai laboratori che operano nei diversi distretti
(per ora solo a Parma ed a San Daniele, nel settore dei prosciutti).
Tutte le operazioni significative, dal riconoscimento dei prosciutti
stagionati utilizzabili, al riscontro ulteriore dei relativi requisiti
organolettico-qualitativi, al disossamento , all'affettamento ed
alla predisposizione delle confezioni, sono svolte solo ed esclusivamente
nel territorio dei distretti e, soprattutto, sotto la diretta e
continua sorveglianza ed alla presenza fisica degli ispettori di
INEQ-IPQ. Gli stessi stampatori delle etichette autorizzate sono
soggetti ad adempimenti specifici e controllati, al fine di conoscere
le quantità esatte di "vesti grafiche" (potenziali
etichette) di volta in volta prodotte e fornite ai laboratori con
la riproduzione dei contrassegni delle DOP che si sono formalmente
impegnati a stampare nella piena osservanza delle istruzioni ricevute.
Il sistema di controllo dello speck
Lo Speck dell'Alto Adige è una IGP: abbiamo
già illustrato il significato giuridico di questa sezione
della disciplina comunitaria e ci limitiamo qui a ribadire che essa
enfatizza, in modo particolare e necessario, i contenuti che ad
un determinato tipo di lavorazioni e prodotti derivano dai contributi
della tradizione produttiva, culturale ed economica, dell'ambiente
naturale e geografico di una determinata area geografica delimitata.
Il disciplinare si incentra quindi in modo essenziale sui requisiti
propri della materia prima, senza codificarne un'origine vincolante
e delimitando, viceversa, l'area di trasformazione, che, nella fattispecie,
coincide con la sola Provincia Autonoma di Bolzano-Alto Adige, entro
la quale la lavorazione IGP deve avvenire nel rispetto di precise
procedure produttive e con l'ottenimento di specifici requisiti
organolettico-qualitativi.
Ciò premesso, è intuibile che la disciplina di controllo
non pervade un'intera filiera ma presidia il "territorio vocato"
e le sue imprese, prendendo in carico il prodotto nel momento in
cui si materializza in Alto Adige allo stato di materia prima, predisposta
per la lavorazione dello speck (a differenza dai prosciutti, ad
esempio, le cosce fresche vanno disossate e preparate con un sezionamento
molto diverso; queste operazioni avvengono sia al macello, sia direttamente
presso i produttori).
D'altro canto, sul piano concreto, quella stessa materia prima è
comunque assoggettata alla disciplina generale che prescrive requisiti
di sanità e di igienicità, comunque vigenti per tutti
ed estranei al sistema di controllo delle stesse DOP, in quanto
osservati perché pre-requisito"necessario".
Il disciplinare, infatti, inquadra il frutto di una secolare attività
il cui bacino di riferimento di origine della materia prima è
stato e continua ad essere naturalmente, ed inevitabilmente, transfrontaliero
e, cioè, traguardato sia verso la Pianura Padana che Oltralpe,
fin dall'epoca moderna ed in virtù sia delle consuetudini
che delle caratteristiche di carattere orografico e geografico del
territorio.
Giova, inoltre, ricordare che i requisiti di specificità
e di qualificazione della materia prima sono tali e tanti che è
concretamente avvertito il bisogno di far avanzare fino all'origine
la definizione di determinate pre-garanzie di carattere tecnico-qualitativo,
non molto dissimili da quelle esistenti per le DOP. È in
corso di definizione uno specifico protocollo di accordo con i fornitori,
che integrerà, in maniera volontaria, le procedure dell'IGP
nel corso del 2002, tale da definire non poche similitudini con
il percorso che abbiamo descritto per i requisiti dei suini italiani
per le DOP del prosciutto.
Il sistema di controllo attuato per lo speck, con queste precisazioni,
non è dissimile da quello che è stato descritto per
i prosciutti; le verifiche della materia prima fresca costituiscono
il presupposto iniziale che, anche in questo caso, si associa agli
adempimenti di autocontrollo dei produttori, sancito sia dall'utilizzo
di un registro aziendale, che dal rilascio di un documento di omologazione.
Su queste procedure e su questi adempimenti si sovrappone l'attività
di controllo di INEQ che a Bolzano dispone di una propria sede periferica
in cui operano ispettori specializzati (rigorosamente bilingue,
nel rispetto del "genius loci" dell'IGP).
La formazione della concia per il trattamento iniziale, le modalità
di esecuzione dell'affumicatura e quelle successive per la stagionatura
sono appositamente disciplinate e su di esse si incentra l'attività
intermedia di controllo, che verifica l'intero processo e che, peraltro,
impone ai produttori di mantenere separate ed identificabili anche
eventuali lavorazioni non IGP.
L'attività di controllo diventa più intensa e sistematica
verso la fine del processo di stagionatura, la cui durata minima
varia in funzione del peso degli speck. Le visite ispettive controllano
con un campionamento elevato, rappresentativo della totalità
della produzione omogenea, tutto lo speck che viene proposto per
l'esame finale di conformità. Oltre ai consueti test che
verificano i requisiti morfologici, qualitativi ed organolettici
dello speck è applicato, in questo distretto, un piano di
verifica di taluni requisiti analitici misurati con preventive analisi
di laboratorio (umidità, sale, proteine, ecc.), cui sono
associate anche prove di carattere microbiologico.
Tra i vari riscontri di controllo, peraltro, va assicurato il riscontro
di un calo-peso (perdita di umidità nel corso del processo
di lavorazione e stagionatura) che sia intervenuto in modo adeguato
(lo speck è, tradizionalmente, più "secco"
del prosciutto) a riprova di una stagionatura ottimale, unito al
riscontro dell'assenza di cariche batteriche superficiali anomale,
con le quali possono interagire, se non sapientemente "pilotate",
le muffe naturali che si formano sulla superficie dello speck e
che sono presidio di una non marginale caratterizzazione organolettica
delle carni.
Superato l'insieme di queste prove, cui si è recentemente
aggiunto l'impiego generalizzato di una scheda di valutazione diretta
dei requisiti organolettici, intesa a "penalizzare" la
presenza di anomalie rilevanti rispetto a ben 26 fattori di caratterizzazione
positiva-negativa, considerati dal disciplinare e pazientemente
codificati in modo obiettivo e misurabile nel corso dei primi due
anni di attività di INEQ, lo speck conforme viene certificato
dall'Istituto che autorizza l'apposizione del contrassegno dell'IGP.
Il contrassegno, un timbro a fuoco che riproduce un'immagine storica,
introdotta alcune decine di anni fa dalla legislazione provinciale,
è utilizzato direttamente dai produttori, in quanto gestito
"in concessione" da parte del sistema di controllo. Proprio
per questo, il medesimo sistema prevede che anche l'attività
dei produttori sia controllata in modo specifico, con un "ripasso"
generale della produzione marchiata che consente di enucleare eventuali
comportamenti non conformi. In questi casi, misure gravi possono
interessare il produttore, fino alla sua esclusione dal sistema
di controllo e, quindi, dall'accesso all'IGP.
Anche in Alto Adige, anzi, soprattutto in Alto Adige, ha grande
importanza, per il consumo e la vendita, la preparazione di confezioni,
che possono interessare sia tranci di speck, sia confezioni di prodotto
affettato e pre-confezionato. Il sistema di controllo si fa quindi
carico anche di questo versante della rassicurazione dei consumatori,
nell'ambito di un piano di verifiche, ancora una volta simile a
quello attuato per i prosciutti, che accerta la conformità
dello speck intero utilizzato, ri-verifica la qualità del
prodotto e dà validità alle confezioni di vario genere
quotidianamente ottenute.
Con questo sistema, assume importanza centrale il controllo delle
etichette-confezioni che divengono l'unico sistema per portare fino
al consumatore il contrassegno dell'IGP che "autentica"
il contenuto della confezione e concretizza la garanzia collettiva.
Le modalità di predisposizione delle etichette, nel distretto
dello Speck dell'Alto Adige, osservano una disciplina che impone
rilevanti metodologie di unificazione, con l'introduzione di un
complesso grafico ("logo"), che riproduce ed enfatizza
il contrassegno dell'IGP.
Il relativo impiego è regolato
"in concessione" da parte dell'organismo di controllo
ed è conseguentemente soggetto agli specifici controlli di
cui s'è detto e per i quali, tra l'altro, ogni singola etichetta
reca un proprio codice di autorizzazione-identificazione.
Non è infine superfluo precisare che, anche in questo caso,
il sistema di controllo assicura la piena tracciabilità di
tutte le lavorazioni attraverso l'implementazione di un database
generale, gestito da INEQ, che registra e riscontra, con conseguenti
verifiche incrociate, i non infrequenti trasferimenti che interessano
il prodotto, per non perdere mai il filo dell'origine distrettuale,
dalla coscia fresca alla singola confezione di speck affettato per
la vendita come IGP.
Il sistema di controllo del culatello
Per la produzione del culatello di Zibello DOP
sono utilizzati i suini che rispondono alle stesse prescrizioni
definite per i prosciutti DOP, provenienti da allevamenti (e macelli)
ubicati nelle sole Regioni Lombardia ed Emilia Romagna.
Il sistema di controllo deve tenere conto anzitutto di tale peculiarità,
nel momento in cui s'interfaccia con i soggetti "a monte"
della trasformazione: allevamenti, appunto, ma, ancor più,
macelli e laboratori di sezionamento, anch'essi riconosciuti ed
abilitati ad operare ai fini della DOP culatello di Zibello solo
se ubicati nelle due Regioni sopra menzionate.
La differenziazione dell'areale determina una soglia di controllo
peculiare per questa DOP; tutte le verifiche, di cui si è
già trattato, sull'origine e provenienza dei suini ricevuti
dal macello, sulla sua capacità distributiva e sulla congruità
delle movimentazioni vengono, infatti, riprodotte in modo più
analitico e dettagliato: la movimentazione non è congrua
solo se la quantità di materia prima distribuita è
compatibile con quella degli animali certificati disponibili, bensì
se si riferisce tale rapporto ai soli suini nati (tatuaggio di origine)
e allevati (certificazione di conformità) in una delle due
Regioni; non è più quindi sufficiente accertare la
presenza del tatuaggio di origine e di una certificazione di provenienza
regolarmente emessa, ma di un tatuaggio e di una certificazione
che riconducano ad allevamenti siti nelle due regioni di riferimento.
La stazione presso la quale viene effettuato il controllo su tale
peculiarità, a prescindere dalle sistematiche verifiche documentali
sul "circolante" di cui si tratterà in seguito,
viene individuata, di volta in volta, nel salumificio di produzione
del culatello al momento della consegna della materia prima, secondo
gli schemi già descritti per i prosciuttifici, ovvero nel
macello o laboratorio di sezionamento.
Ciò in quanto il macello stesso (o il laboratorio di sezionamento),
nel predisporre le forniture ai produttori di culatello, può
operare, alternativamente: consegnare le cosce fresche intere, con
cotenna, e quindi munite del tatuaggio d'origine e del timbro di
certificazione che il macello appone senza distinzioni rispetto
alle cosce fresche destinate alle DOP "prosciutti", oppure
consegnare le fasce muscolari già pronte (culatelli freschi).
Nel primo caso l'attività di controllo si estrinseca, come
per i prosciutti e con schemi operativi analoghi, presso il salumificio
al momento della consegna; nel secondo caso la verifica si sposta
"a monte", nella fase di sezionamento, avuto riguardo
sia alla predisposizione della materia prima sia alle evidenze documentali
della movimentazione.
Il sistema di tracciabilità dei culatelli freschi, e delle
cosce fresche da trasformare in culatelli, trova un altro fondamentale
punto di riferimento nel documento riepilogativo emesso dal macello
per ogni partita di culatelli freschi/cosce fresche destinati alla
produzione a DOP: tale documento contiene la "distinta"
delle partite dei suini macellati ad una certa data ed effettivamente
utilizzate per comporre il lotto di materia prima che accompagna;
il macello indica, con il documento in oggetto, gli allevamenti
di provenienza, gli estremi dei relativi documenti autocertificativi
ricevuti con le quantità dei suini certificati, i corrispondenti
codici di origine, la data di macellazione: in questo modo, ed unitamente
alla apposizione del proprio timbro di certificazione, esso attesta
la conformità alla DOP della materia prima fornita, sotto
il profilo della origine e della provenienza oltre che, naturalmente,
della idoneità tecnico-qualitativa.
Tutti questi documenti autocertificativi vengono raccolti dall'organismo
di controllo, verificati ed informatizzati: è così
possibile controllare l'attività di macellazione ai fini
della DOP, verificare l'origine e provenienza degli animali utilizzati,
constatare l'effettiva disponibilità di suini, provenienti
dalle due Regioni ammesse, in rapporto alle consegne effettuate.
A questo punto le cosce fresche, da lavorarsi a cura del produttore,
ovvero le fasce muscolari pronte (culatelli freschi), arrivano nei
salumifici.
Una volta ricevute le partite, il produttore le seleziona e le omologa,
predisponendo il cosiddetto "documento di omologazione",
che equivale all'autocertificazione dell'idoneità dei culatelli
alla lavorazione a DOP ed annotando gli estremi di tutte le partite
su un apposito Registro aziendale fornito dall'organismo di controllo.
In questa fase il sistema di controllo attuato non è dissimile
da quello dei prosciutti: in particolare, i documenti di omologazione
vengono mensilmente raccolti dal personale ispettivo, verificati
ed informatizzati: in questo modo è possibile effettuare
un controllo "incrociato" con i documenti emessi dai macelli,
che determina la tracciabilità di filiera di ogni singola
partita, con la conseguente evidenziazione di eventuali anomalie
non-conformità negli atti autocertificativi dei vari soggetti.
Sui culatelli omologati viene apposto un sigillo, di materiale cartaceo
speciale, che riporta la data di produzione.
I culatelli che riportano la stessa data di produzione concorrono
a formare, ai fini della tracciabilità, il lotto mensile.
I sigilli sono forniti dall'organismo di controllo, che mensilmente
ne effettua la distribuzione, ne verifica la corretta utilizzazione
e cura la raccolta di quelli inutilizzati.
I sigilli sono assicurati ai culatelli attraverso uno spago particolare,
prodotto in esclusiva per l'organismo di controllo e dallo stesso
distribuito e gestito (perfino lo spago per legare i culatelli diventa
dunque nel contempo oggetto e strumento di controllo).
E' opportuno ricordare, a questo punto, che i culatelli nel momento
in cui sono avviati alla produzione, sono naturalmente privati della
cotenna, perdendosi così la possibilità, per tutta
la durata della lavorazione, ed oltre, di conservare i segni distintivi
di filiera: il tatuaggio dell'allevamento di origine ed il timbro
di certificazione del macello.
Il sistema di controllo, pertanto, pur tenendo conto dello sviluppo
delle verifiche sul prodotto fresco (a campione) e documentali sulle
forniture, già descritte in precedenza, considera il produttore,
una volta che questi ha omologato le partite, quale esclusivo punto
di riferimento del processo autocertificativo.
Anche nel caso del culatello, l'attività di controllo si
intensifica nell'ultimo periodo di stagionatura, la cui durata minima
è di 10 mesi. Il personale addetto al controllo procede all'ispezione
di tutte le partite presentate dal produttore, al fine di verificare
la sussistenza dei seguenti requisiti:
- congruità del numero di culatelli stagionati con il numero
di quelli disponibili, desunto dalla documentazione e dal Registro
aziendale;
- esistenza delle prescritte caratteristiche organolettiche e
merceologiche;
- assenza di cause di inidoneità di tipo tecnologico, qualitativo
ed igienico-sanitario.
Durante tale ispezione può anche essere effettuato,
se del caso, il taglio di alcuni culatelli.
Ultimato l'esame valutativo dei diversi lotti/partite presentati
ed acquisito il positivo riscontro dei diversi controlli, l'incaricato
dell'organismo di controllo autorizza l'apposizione, su ogni culatello
ritenuto idoneo, del marchio di conformità, simbolo di identificazione
della DOP, e presenzia alle relative operazioni.
Il marchio di conformità, che riproduce un antico maiale
stilizzato, è costituito dallo stesso materiale cartaceo
speciale del sigillo ed è gestito direttamente dall'organismo
di controllo, che ne custodisce le giacenze e ne affida al personale
ispettivo, volta per volta, un numero congruo in rapporto ai quantitativi
prodotti da ogni singolo salumificio.
Infine, il Disciplinare del culatello di Zibello esclude che la
DOP possa essere utilizzata per il prodotto pre-affettato e preconfezionato:
non esistono quindi procedure di controllo su dette operazioni.
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